Scandagli e nuove emersioni - 2025

Massimiliana Sonego

Scandagli e nuove emersioni - 2025

Massimiliana Sonego: tra materia e forma

di Stefano Cecchetto

Massimiliana prende tempo per il suo lavoro: pensa, elabora, organizza, dispone e poi affronta la tela con cognizione di fatto; energica e poetica, la pittura fluisce poi libera come una scrittura per immagini.

In questo contesto, la più appariscente singolarità del lavoro di Massimiliana Sonego consiste nell’estendere i propri confini, o i propri contrasti, fino ad includere linguaggi che in qualunque altro artista apparirebbero inconciliabili tra loro. La contraddizione, se vogliamo definirla così, comincia a dissiparsi quando si riflette sul punto di vista e si comprende la stupefacente simbiosi con il soggetto, il più delle volte risolto con superba eleganza. E del resto, quando l’arte diventa forza stilistica e nervatura, incorporandosi senza residui nell’espressionismo del segno, è naturale che la rappresentazione affondi le sue radici nella letteratura, nella storia e finanche nella storia dell’arte.

Nel tempo/non tempo della contemporaneità l’artista espone il suo lavoro in un contesto che si presenta ormai sempre più effimero e precario. L’opera assume di conseguenza un ruolo secondario in quanto è la figura dell’artista a confermare con la sua presenza il significato e la forza della mise en scene.

Massimiliana Sonego preferisce invece far parlare ancora il suo lavoro che pone le basi sul significato dell’opera – nel senso della decifrazione del segno – in questo modo l’immagine diventa emblema narrativo che svela formule nascoste, o celate dietro alla parvenza di una figurazione ingannevole.

Da una pittura calibrata e sapientemente organizzata, con cromatismi accesi e forme che suggeriscono  personali geometrie, l’artista arriva poi a una fase introspettiva e poeticamente lirica. Dentro a questo suo intimo percorso Massimiliana non cerca simmetrie prescritte, ma reclama una gravitazione dello spazio d’intervento per nuovi obiettivi sensibili della visione e per questo immediatamente diretti e significativi.

A questa radice bisogna dunque rifarsi, al gesto naturale della sua pittura così nettamente inconfondibile, ma collocabile dentro a un classicismo che trascende i limiti estremi ed opposti dell’astrattismo e della figurazione.

Pittura pura e poesia pura: segno, forma e colore, che l’artista reclama come  conditio sine qua non per affermare la condizione di un lirismo che scavalca le mode e le consuetudini.

Jean Cocteau diceva di Picasso: “Un peintre qui a l’air d’écrire”, Massimiliana Sonego è molto vicina a questa definizione in quanto riesce a trasferire il pensiero sulla tela e a resituirne il significato in maniera immediata e leggibile.

I concetti puramente ‘passionali’ della sua pittura sono strettamente incorporati nel segno di un’arte asciutissima che si apre e si chiude nello snodo aggrovigliato di una disposizione attenta e sensibile.

Dentro al tranquillo demone della geometria, della composizione scrupolosamente elaborata ed equilibrata, Massimiliana affronta il suo percorso che, attraverso lo scardinamento delle forme, continua a svolgersi dentro al filo sotterraneo della tradizione.

È come se l’artista guardasse indietro per cercare di comprendere il nostro tempo; troppo delusa per credere ancora alla sognante evocazione degli sfondi e delle lontananze di una rugosa realtà, Massimiliana esplora il passato e lo riconduce al presente unicamente sulla traccia di una personale azione pittorica.

Così compaiono gli oggetti che la circondano: Il divano, Il comodino matto, La pianta, Il paravento, emblemi di una figurazione apparente che la pittura riscatta dalla quotidianità attraverso i cromatismi squillanti di una composizione assolutamente personale.

In tutte le sue opere, anche nelle più recenti, traspare una romantica inquietudine  che l’artista fa evaporare dentro alle suggestive immagini del suo racconto. La lenta e fatiscosa adcerenza dei toni, la costruzione schematica della masse che ci riporta al valido insegnamento di Cézanne contribuiscono all’elaborazione di una realtà pensosa, solidamente costruita dentro a una malinconica atmosfera interiore.

A cominciare dal titolo di questa sua nuova mostra: Scandagli e nuove emersioni – ospitata nelle sale dello Spazio Thetis a Venezia – che suggerisce il senso di una ricerca pari alla dinamica di un tuffo in acque profonde dove si continua a nuotare senza sosta per esplorare l’ignoto sporgendo ogni tanto la testa nell’atto liberatorio della respirazione. Ed è proprio in quell’emergere istantaneo è in quel momentaneo respiro che si coglie ancora il suono, il frastuono e l’immensa vitalità dell’inesauribile universo pittorico di Massimiliana Sonego.

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