
Da tempo lo stile espressivo di Massimiliana Sonego è riconoscibile, anzi riconoscibilissimo: l’artista ci ha abituati ad una visione franta, spezzata, prismatica di oggetti quali sedie, poltrone, vasi e tavoli che ci appaiono sventrati, sezionati e catapultati in una sorta di vortice percettivo. Siamo di fronte a visioni frontali o a mondi parcellizzati a volo d’uccello? Non è facile a dirsi perché, come in uno specchio rotto, le schegge dipinte riflettono l’alto e il basso, il dentro e il fuori, in un gioco di rimandi infinito.
La pittura di Massimiliana Sonego è governata da un segno preciso e rigoroso, da una geometria che alle forme regolari preferisce l’andamento accidentato di una linea che si avvita su sé stessa per poi cedere al fascino dell’andamento sghembo, dinamico, di eco futurista. Sta di fatto che lo spettatore, davanti a ad ogni tela, è travolto, quasi risucchiato, dall’onda instancabile e continua di forme che di volta in volta attendono di essere decifrate, captate, per essere “unite” in una sintassi leggibile.
E’ un mosaico le cui tessere impazzite (“Il comodino matto” è il titolo di un lavoro del 2022) schiudono ad universi in perenne trasformazione ed evoluzione, lontani da qualsivoglia ordine temporale. Non c’è un prima o un dopo, non c’è un passato e neppure un presente: è il flusso ininterrotto di un’opera “aperta”, evocando la celebre definizione di Umberto Eco, la cui identità estetica e formale è soggetta a continui ribaltamenti e variazioni, in forza di un cinetismo virtuale decisamente seducente. Massimiliana Sonego ci mette alla prova e quasi ci interroga offrendoci mille possibilità di lettura e di interpretazioni davanti ad ogni tela. Le singole campiture cromatiche dentro i variegati lacerti di mobilio e di vasellame appaiono come i vetri accesi di un caleidoscopio bellissimo che, fatto girare, compone e scompone, aggrega e disgrega. Rimaniamo affascinati dalla luce, dalla magia delle creazioni, dalle incessanti combinazioni e associazioni, dall’inesauribilità delle proiezioni immaginifiche. In un’azione perfettamente coordinata, la mano e l’occhio della pittrice coneglianese danno vita a una figurazione che muta senza mai ripetersi e in questo ci pare di cogliere il moto incessante della vita con l’energia che presiede e accompagna ogni trasformazione oltre qualsiasi limite o soglia temporale.
L’ultima produzione dell’artista si distingue per una forza centripeta a dir poco magnetica che collega ogni aspetto-frammento in un processo profondissimo di stratificazione e di accumulazione perché nulla vada perduto o smarrito. Nella rifrazione della luce come nelle vibrazioni timbriche o nei cortocircuiti cromatici, c’è il piacere costante di una regia attenta, di un fare pittura autentico e sincero, di una costruzione formale che è indagine, scrittura e sintesi sulla scia delle indimenticabili avanguardie. Massimiliana Sonego fonde e confonde in un lessico straordinario innesti e apporti visivi noti - a cominciare dalle mai sopite vertigini cubiste – per giungere ad esiti del tutto personali sotto un cielo di provocante e spiazzante instabilità.
Pittrice squisita di “interni”, le sue composizioni, che si tratti di dipinti o di incisioni caratterizzate dalla sintesi del segno nella dialettica del bianco e nero, conducono a latitudini interiori preziose e segrete. I lavori mettono in scena luoghi che seppur privi di strutture fisiche, stimolano a curiosi ingranaggi (“Ingranaggi 2” è il titolo di un coloratissimo lavoro del 2023) del pensiero e della memoria, sempre in bilico tra nostalgie struggenti e prese di coscienza di realtà presenti. L’intento rimane quello di abbracciare il tempo e le cose per un confronto diretto, potente e costante tra vita e arte, verità e ideazione.
Lorena Gava